Arrivai nella mia città con una signora bellissima. Molto, molto bella.
Avevo trentatré anni e lei era venuta apposta con me per conoscere mia madre e tutta la famiglia. Decidemmo di fermarci a casa di mamma, nella stanza che ci aveva preparato: quella dove per un periodo aveva vissuto mio fratello con la moglie.
Probabilmente a un certo punto lei si era stufata di vivere con la suocera… scherzo!
Mia madre era un po’ religiosa e, sapendo che arrivavo con una donna, aveva pensato bene di dividere il letto matrimoniale in due letti singoli.
Entrai, li vidi e dissi:
— Mamma, siamo nel ventesimo secolo. Non serve. Siamo due persone serie.
Mi guardò con una faccia strana. Forse non aveva capito bene cosa intendessi per “due persone serie”. A trentatré anni, un certo interesse per una donna ce l’avevo ancora.
Alla fine riuscii a convincerla a riunire i due letti.
La mia compagna non aveva mai visto la neve. Appena ne vide cadere un po’, mi disse:
— Fammi una fotografia!
— Ma questa neve non dura niente — risposi.
— No, no! Devo farla vedere ai miei genitori. Da noi non nevica!
Così le feci la fotografia.
La mattina dopo si affacciò alla finestra e trovò mezzo metro di neve.
Forse anche di più.
Rimase con me quasi due mesi. Io lavoravo e lei mi accompagnava. Nel frattempo era nata una grandissima amicizia con mia madre, che le si era affezionata davvero.
A quel punto il famoso letto matrimoniale non interessava più a nessuno.
Ma una cosa restava sacra, per mia madre: il suo figlio prediletto doveva essere trattato bene.
Il letto era vecchio e scricchiolava. La mattina lei si alzava piano piano per non svegliarmi, ma era tutto inutile: mia madre aveva un udito impressionante.
Bastava un cigolio.
Quando la mia compagna apriva la porta, se la trovava davanti, già pronta, con un vassoio in mano: il caffè, i miei due giornali e perfino le sigarette. Allora fumavo.
— Mia cara, porta la colazione a mio figlio.
Lei, penso, avrebbe voluto rispondere:
— Ma vostro figlio potrebbe anche alzarsi da solo…
Ma non sapeva come dirlo, in un’altra lingua e davanti a una futura suocera così.
Sorrideva, prendeva il vassoio e tornava dentro.
Il figlio prediletto, naturalmente, continuava a dormire.
Quella bella ragazza è diventata mia moglie. Abbiamo due figli, un maschio e una femmina, e lei mi sopporta da quarantatré anni.
Quei due mesi a casa di mia madre furono l’unico periodo in cui vidi arrivare il vassoio con il caffè a letto.
Ho smesso di fumare, quindi almeno le sigarette non servono più.
Ma il caffè, niente.
Se lo voglio, devo alzare il mio sederino e andare in cucina a prendermelo.
Si vede che quei due mesi con mia madre l’hanno segnata.
E quel vassoio, ancora oggi, me lo posso solo sognare.